Turbolenza
I fenomeni turbolenti, tra i quali quelli fluidodinamici, hanno la peculiarità di essere dei sistemi dinamici non lineari, caotici la cui natura risiede in alcuni termini delle quazioni che li governano; essi in oltre, dipendono fortemente dalle condizioniiniziali: uo stesso esperimento, quindi, può essere rispodotto più volte ottenendo situazioni finali differenti le une dalle altre. La natura di questa non linearità risiede in alcuni termini delle equazioni che governano un sistema: in fluidodinamica, infatti, il campo di velocità può assumere una dipendenza dal tensore di stress viscoso; la viscosità, inoltre può dipendere dalla temperatura del sistema la quale può variare al variare dell'energia. La natura fisica della turbolenza può essere compresatramite uno studio che prende in considerazione differenti scale di lunghezza, tempo ed energia, come dimostra la teoria di Kolmogorow ed i suoii sviluppi.
Un'analisi in serie di Fourier mette in evidenza tre regimi fluidodinamici diversi: uno in cui prevalgono gli effetti viscosi che inibiscono trasferimenti di energia da strutture del sistema grandi a quelle più piccole (inibendo gli effetti turbolenti); in un altro prevalgono gli effetti inerzialiin cui l'energia viene trasferita dlle grandi strutture del sistema a quelle più piccole generando turbolenza. C'è infine la situazione intermedia.
Lo stesso fu osservato da Reynolds in modo sperimentale, il quale introdusse un coefficente che prese il suo nome, tramite il valore del quale caratterizzòi tre regimi.
Tipi di turbolenza
La turbolenza può essere:
- Isotropa, quando le grandezze sono invarianti per cambio di sistema di riferimento;
- Omogenea, quando le grandezze non variano nello spazio;
- Omogenea e isotropa, quano si verificano le precdenti;
- Libera;
- Di parete, quando si presenta in prossimità di una parete.
Da tutte le considerazioni fatte è facile dedurre che le equazioni di sistemi turbolenti possono essere risolte numericamentetramite.
Un approccio è rappresentato dall risoluzione diretta delle equazioni di Navier-Stokes, noto in letteratura come DNS (Direct Numerical Simulation), integrazione che permetterebbe di ottenere soluzioni molto dettagliate ma che richiederebbe ''costi'' computazionalielevatissimi (tempi di simulazione, memoria ram, ecc..) dal momento che l'evoluzione delle grandezze fluidodinamiche dovrebbe avvenire su griglie computazionali con un elevato numero di nodi. L'uso della DNS è quindi limitato al caso di numeri di Reynolds moderati, in modo tale da dover utilizzare geometrie semplici e quindi griglie poco fitte.
Il metodo più diffuso è il cosidetto RANS (Reynolds Averaged Navier-Stokes) : in esso si considerano medie temporali sulle velocità, quindi i loro valori medi ai quali vanno aggiunti termini di fluttuazione. Se è la velocità macroscopica del fluido,
il termine di fluttuazione,
la sua media, si pone
;
sostituendo queetsa espressione nelle equazioni di Navier-Stokes e mediando, si ottiene un'equazione che differisce nella forma da quella originale per un termine aggiuntivo che rappresenta gli effetti della turbolenza. Lo stesso vale per l'equazione dell'energia. Senza entrare nei dettagli, i termini turboleni che escono fuori sono la viscosità turbolenta e la diffusività termica turbolenta, che sono alla base della non chiusura delle equazioni del moto.
Un altro approccio standard è rappresentato dal LES (Laerge Eddy Simulation), che risolve le equazioni del moto nelle scale di lunghezza e tempo dei grandi vortici, mentre per le scale più piccole vengono utilizzati modelli basati sulla viscosità turbolenta. In aggiunta vengono utilizzate procedure di filtro per separare grandi e piccole scale.
Esiste un approccio ibrido, che integra sia il LES che il RANS: esso è il DES (Detached Eddy Simulation), in cui viene utilizzata una procedura RANS per flussi vicino le pareti e una procedura LES lontano dalle pareti.
Modelli
I principali modelli di turbolenza sono classificabili come segue:
| Modelli Algebrici | Modelli ad una equazione | Modelli due equazioni | Modelli |
| Modelo Baldwin-Lomax | Modello di Prandtl | Modello | Modello |
| Modello Johnson-King | Modello Baldwin-Barth | Modello | Modello |
| Modello Cebeci-Smith | Modello Spalart-Allmaras |
Come si vedrà nei prossimi articoli, l'approccio RANS fa emergere nuove nuove incognite e con la conseguenza del problema della chiusura: ci si ritrova infatti con un numero di incognite superiore al numero di equazioni del sistema in esame.
La soluzione di tale sistema viene effettuata facendo alcune assunzioni. Nei modelli algebrici le assunzioni che vengono fatte non comportano ulteriori equazioni da risolvere, motivo per cui tali modelli sono anche detti a zero equazioni. I modelli ad una equazione invece prevedono una nuova equazione aggiuntiva da risolvere mentre i problemi a due equazioni ne prevedono per l'appunto due aggiuntive.









